Descrizione
A fine Ottocento, Cosimo De Giorgi, così descrisse Guagnano: «A sei chilometri da Campi Salentino si incontra e si traversa Guagnano, che resta a mano dritta della strada provinciale. Questo paesino ha delle vie regolari e dritte; la più larga delle quali mette sulla piazza comunale, dove pure è la Chiesa parrocchiale moderna. È piuttosto pulito, ed ha delle case bianche e imbiancate all'esterno dalle quali porgon fuori certe lunghe grondaie coniche di terra cotta verniciata, che sembrano dei falconieri puntati sulla via contro il povero viaggiatore, eppure è abitato da gente agricola di ottima pasta, sobria e laboriosa. Le non lontane paludi e l'indole nomade dei contadini guagnanesi, che vanno a lavorare nelle pianure paludose dell'Arneo, ci spiegano la brutta cera che talvolta si vede sulla loro faccia, e la non piccola quantità di chinina che annualmente esce dal tempio di Galeno. Guagnano però non trovasi nella zona della malaria e delle paludi; e ciò lo deve soprattutto all'estesa coltivazione di ulivi e di frutteti che torno lo circonda».
Cenni Storici sull'Abitato di Guagnano
Le origini di Guagnano possono essere ricondotte al periodo messapico. Poco distante da Masseria San Gaetano – tra Guagnano e Cellino San Marco – venne alla luce la presenza di un villaggio abitato da Messapi e Japigi, attestata anche da effigi funerarie. Gli ornamenti messapici e le suppellettili di vario genere attestano un'intensa attività agricola dedita alla coltivazione di ulivi, vite, frutti, legumi e frumento. La nascita vera e propria di Guagnano risale al secolo XIII, agli albori dell'età dei Comuni. Se ne trova testimonianza attraverso i registri della Cancelleria Angioina del 1278. Guagnano sarebbe sorto in seguito ai trasferimenti effettuati dalle rovine dei villaggi di Monticello e di Pucciano, di Acquarolo e Materano del Feudo di Salice Salentino. Infatti in origine il Feudo di Guagnano era compreso nel distretto della Grande Foresta di Oria. Rosario Jurlaro sostenne che il limite della foresta fosse, anticamente, sul sagrato dell'attuale Chiesa matrice, alle spalle della precedente chiesetta. Guagnano faceva parte della diocesi di Oria, perciò subì influssi culturali di matrice greca, dato che nelle parrocchie delle diocesi era diffuso il rito greco di liturgia bizantina. Nel Dizionario Corografico a cura di Amati si legge che lo spazio di Guagnano era occupato da vigneti, ulivi e alberi da frutto e non mancavano i pascoli. Arditi1 riferì di un massiccio disboscamento dell'area – inizialmente ricoperta da un fitto bosco, noto come Bosco di Monticello – probabilmente a causa della soppressione delle corporazioni religiose attuata dal primo governo post-unitario e del conseguente incameramento dei beni immobiliari, che furono re-distribuiti tra i coloni poveri. Dal punto di vista dell'andamento demografico, Guagnano presenta nel 1447 soli 37 fuochi, si contano 308 fuochi nel 1773 (stando ai dati riportati nel secondo Catasto Onciario). Data importante per il paese è quella del 20 maggio 1798, quando fu consacrata l'attuale Chiesa Matrice; i lavori ebbero inizio nel 1750 e durarono più di 40 anni. Oltre alla Chiesa Matrice, Guagnano ebbe anche le Carceri Civili, proprio in piazza, nelle vicinanze della Chiesa Matrice. Risale al 1840 l'istituzione del cimitero, con inaugurazione avvenuta in data 14 febbraio e prima sepoltura a sette giorni di distanza. Il piccolo fabbricato in origine era sicuramente una piccola chiesetta rupestre. Il Cimitero è sorto successivamente intorno alla chiesetta rupestre verso il 1800, così come testimoniano le prime ed importanti cappelle gentilizie ritrovate proprio in prossimità dell'ingresso principale.
La Chiesetta è stata in seguito decorata così come oggi appare. I restauri sono avvenuti nell'estate del 2010 a cura della dott.ssa Sabrina Leo. Nel corso dei lavori di restauro sono state rinvenute le Sacre Reliquie di San Vincenzo e San Gaudenzio Martiri, al centro dell'altare e protette da un quadrotto di marmo. L'antico dipinto in rame raffigurante il "transito di San Giuseppe" è stato restaurato dal Laboratorio del Museo Castromediano di Lecce, sicuramente è dei primi anni dell'800, ed è stato dipinto da un artista locale che si è ispirato ad una famosa opera di Corrado Giaquinta. Dal punto di vista socio-economico l'unica fonte di ricchezza per le famiglie era costituita dall'economia agricola, con l'importante coltivazione di ulivi e vigne. In passato, tuttavia, nel feudo di Guagnano si coltivava anche il tabacco, fonte di reddito per gli agricoltori, ma anche per numerose donne impegnate nella lavorazione come tabacchine presso le due fabbriche attive nel paese. Dopo le due Guerre Mondiali, fu a partire dal 1950 che l'economia mostrò le prime avvisaglie di ripresa, specie con il rilancio della viticoltura: si consideri che circa la metà delle terre in agro di Guagnano erano coltivate a vigneti e ciò consentiva di trovare occupazione a due terzi dei braccianti agricoli locali. L'anno si apriva con il rito della "potatura" e, attraversando le diverse fasi della tradizione contadina, poi culminava nella vendemmia, operazione di raccolta delle uve che si protraeva coprendo un arco temporale lungo anche due mesi. Imprenditori provenienti dal Nord Italia investirono nell'acquisto delle uve oppure nella costruzione di stabilimenti vitivinicoli. Così il negro amaro, che alla fine del secolo scorso era servito per "tagliare" le uve francesi, divenne uva da taglio dei nobili vini del nord. Purtroppo non riuscendo a coprire attraverso l'agricoltura tutte le esigenze lavorative, si assistette negli anni successivi alla guerra al fenomeno dell'emigrazione. La storia di Guagnano, pertanto, è storia di civiltà agraria: quasi tutti gli agrari di Guagnano hanno posseduto uno stabilimento di proprietà per la pigiatura delle uve ed un frantoio per la molitura delle olive. Numerosi di questi stabilimenti, così come i palmenti, sono stati ora adibiti ad altri usi o demoliti: rimangono attualmente solo alcune testimonianze architettoniche che non rendono piena giustizia al glorioso passato vitivinicolo del paese. A tal proposito, va ricordata l'esperienza della Cooperativa Vitivinicola La Guagnanese, cui seguì la nascita della prima cantina sociale vinicola di Guagnano: Enotria (25 giugno 1960), attualmente operativa a pieno regime. Ulteriori testimonianze della locale eccellenza vitivinicola, perimetrabile nell'area del Salice Salentino DOC, sono rese dalle aziende Giacomo Candido, Augusto Cantele, Moròs, Feudi di Guagnano, Lucio Leuci, Cosimo Taurino, Cantine della Corte e Tenuta Marano. L'interesse è comune ed è rivolto verso le produzioni di qualità, quelle in grado di affrontare la domanda di un mercato globale sempre più esigente ed in continua evoluzione. Da qui il passo a vetrina delle eccellenze oltre che a territorio eccellente è davvero breve: lo testimonia la passione con cui anno dopo anno aumenta l'attenzione nei confronti della valorizzazione delle risorse locali, produttive e culturali. Esempio di una accorta politica di marketing territoriale a sostegno delle aziende del settore è il "Premio Terre del Negroamaro", che con le le numerose rassegne a tema, le collaborazioni inter-istituzionali attivate negli anni, i progetti di cooperazione e sviluppo, fanno di Guagnano un punto nevralgico della tradizione vitivinicola salentina e pugliese.
1 Giacomo Arditi: (Presicce, 21 marzo 1815 – luglio 1891) è stato uno storico, economista e scrittore.
Brevi Cenni Storici di Villa Baldassarri
Le origini di Villa Baldassarri richiamano quelle analoghe a numerosi casali rurali sorti dopo la scomparsa dei monaci Basiliani nel XII secolo e la nascita di piccoli agglomerati urbani caratterizzati dalla presenza di una chiesa e una piazza da cui si istituiva un ente giuridico indipendente, caratterizzato dalla presenza di un certo numero di famiglie (dette fuochi).
La storia della genesi di Villa Baldassarri si arricchisce di elementi originali poiché ai monaci basiliani subentrarono i nobili feudatari della famiglia Baldassarro, discendenti di quel Marcantonio proprietario di un immenso latifondo che si estendeva tra San Donaci, Squinzano, Campi Salentina e Guagnano.
In ciascuna quota di eredità, i Baldassarro fecero edificare una masseria: Li Marini, Monte Calabrese, Pucciano, Li Carritelli, l'Antoglietta, la Madonna dell'Arco, lo Sciglio, li Tinelli, la Cornula, li Bari, San Gaetano e Villa dei Baldassarri.
Numerosi i documenti conservati presso l'archivio storico di Lecce che attestano la presenza dei signori Baldassarro di Lecce nel feudo precedentemente appartenuto ai basiliani; la presenza dei feudatari fu particolarmente importante per il territorio, poiché agevolò i contadini a rimanere nel latifondo del casato.
È del 1650 la notizia dell'edificazione della cappella di Santa Maria del Carmelo al centro del villaggio dei Baldassarro.
Le prime scritture pubbliche in cui è presente la borgata di Villa Baldassarri sono quelle riportate nei Catasti Onciari istituiti dai Borboni a metà del XVIII secolo; nel 1748, infatti, risulta che nel Catasto di Guagnano siano registrati sia gli abitanti che le loro case nella «Villa delli Baldassarri».
Nel 1795 Villa Baldassarri viene annoverata per la prima volta ente giuridico riconosciuto nel Catasto Onciario di Campi Salentina, ove figurano numerosi contribuenti di fuochi di Villa Baldassarri. Infatti nella statistica del Regno di Napoli del 1795 si riconosce l'esistenza di questo nuovo centro abitato, feudo di Sant'Andrea dell'Isola in Brindisi, precisando che "fa di popolazione 250" unità.
Successivamente, per le difficili condizioni ambientali, il piccolo centro venne quasi completamente abbandonato, per poi ripopolarsi ai primi del XX secolo grazie a progressive opere di bonifica.
Frazione di Guagnano dal 1811, oggi conta quasi mille abitanti.